Elezioni politiche 1983: Antonio Ricci racconta quando Grillo fu salvato dal presidente Pertini

 

Elezioni politiche 1983. Rai1 organizza una lunga diretta in attesa dei risultati con una scaletta che sembra fatta ieri per la commistione con i momenti di spettacolo . Maestro di cerimonie è Bruno Vespa, che così si rivolge al comico più famoso del momento: Beppe Grillo: «Tu non sei abituato alle domande, fai tutto da solo». Appunto, sembra scritta ieri. Grillo, da par suo, esordisce così: «Ringrazio Vespa e la sua signora, l’Ape Maia (riferendosi alla co-conduttrice Raffaella Carrà e alla sua mise). Io sono qua, non so perché, mi pagano, mi sembra una buona ragione». Sembra scritta ieri, ter.

Pensata dalla Rai come una sorta di Nashville de’ Noantri, questa diretta fiume fu il secondo esperimento del genere. L’apripista fu Renzo Arbore, chiamato da Rai2 nel 1979 per condurre lo show di commento al voto con la partecipazione di attori, cantanti e gente comune. In questa clip lo si vede intervistare-interrogare una massaia sui suoi diritti di cittadina. Con la sporta della spesa in mano, la signora denuncia: «Noi abbiamo bisogno di parlare dei nostri problemi», ma il tempo stringe e bisogna dare linea al Tg2 per aggiornare i telespettatori sulle imprese di Francesco Moser al Giro d’Italia. Come si può notare da questa liturgia, tutto è già compromesso. Più tardi la linea ritorna in studio per un collegamento con la sede del PCI in Via delle Botteghe Oscure, da dove il futuro Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano risponde alle domande di un vanesio giornalista col foulard e di seriosi sindacalisti e medici chirurghi, commentando la chiusura delle urne e azzardando previsioni sul nulla. Ieri come oggi le interviste a caldo sono infatti solo aria fritta in attesa dell’esito definitivo, con buona pace dei sondaggisti, Demoskopea nel 1979 e Pagnoncelli-Piepoli-Crespi & Company negli anni Novanta e Duemila.

Tornando al 1983, fa un certo effetto rivedere Grillo che commenta il crollo della DC con una libertà di espressione che oggi pare incredibile. Anche se il suo stesso autore di allora, Antonio Ricci, afferma che lui e Beppe furono salvati nientemeno dal Presidente della Repubblica Sandro Pertini, che si divertì un mondo a vedere Grillo che rimuoveva dalla parete la foto di Ciriaco De Mita sotto lo sguardo imbarazzato-perplesso di Vincenzo Mollica e Giorgio Forattini e suscitando per questo il gattopardesco commento di Vespa: «Lascialo stare, non si sa mai», e aggiungendo dopo: «L’idea di fare Grillo direttore potrebbe venire in mente a qualcuno, forse in qualche testata giornalistica».

Nello stesso anno, Ricci fa già le prove generali per Striscia la notizia, scrivendo battute di satira politica per la rubrica di Grillo Buone notizie nella baudesca Domenica In. Assieme a Ricci c’è una giovane firma del Manifesto Stefano Benni, che scrive i suoi monologhi prendendo di mira in un famoso sketch Pietro Longo e la sua iscrizione alla P2. Di “sinistro impatto” è rivedere, nella stessa clip, Grillo che commenta la visita in Romania di Enrico Berlinguer a tu per tu con il dittatore sanguinario Nicolae Ceausescu, la cui morte sarà legata alla televisione perché le immagini della sua esecuzione saranno mandate in onda in diretta nel 1989.

Grillo farà ricorso ancora per qualche anno alla satira politica, abbandonandola idealmente nel 1986, quando pronuncia la famosa battuta pre-Tangentopoli sui socialisti ladri. Da quel momento realizza infatti che i politici sono solo dei prestanome per conto dei cosiddetti poteri forti, rappresentati anche da quel Rupert Murdoch che cita già nel 1998 nel suo messaggio di capodanno (ribattezzato Discorso all’Umanità) durante il quale già allora metteva in guardia gli italiani sul suo strapotere politico-mediatico. Sarà forse per questo motivo che poi alla fine Grillo si è tirato indietro con Sky, di proprietà appunto di “Merdoch” (come lo chiama il comico genovese), per l’annunciata intervista con Ilaria D’Amico? Ah, saperlo.

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